3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 1)

scritto da anderwritten
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Quale segreto governativo cela nello stomaco il nuovo cliente dei tassisti orbitali Emma e Pierre?
- Nota dell'autore anderwritten

Testo: 3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 1)
di anderwritten

I – Incontri Causali


[POV: Novantanove]


“Guarda un po’ chi ha bisogno di un mercenario. E in circostanze discutibili.”

Non avrei mai creduto di rivederlo in un vicolo buio e isolato come questo.

Se fosse malintenzionato, avrei la meglio su ogni fronte.

“Tutti gli altri cyborg sono tracciati, Novantanove”.

Cinquantotto, come al solito, nasconde i propri occhi dietro occhiali da sole e la bocca sotto la barba grigia, ma le rughe scure che s’accigliano sulla fronte mostrano chiaramente lo sdegno per la mia battuta.

Dopo aver aspirato un boccone da quel sigaro, me lo sbuffa davanti.

“Avrei preferito trovarmi davanti Settantaquattro, ma in qualche modo anche lui si è reso invisibile al Mainframe.”

Chissà come sta...

“Non resta che accontentarti.”

“Tornando a noi. Hai capito tutto dal briefing?”

“Sì”, gli rispondo con un botta e risposta come quando lavoravo per lui, “in parole povere vuoi che rinvenga un artefatto caduto dall’orbita e che ora si trova nel Cimitero dei Satelliti.”

“Esatto, dobbiamo recuperarlo noi prima che lo facciano i Pazzi Festaioli del Mare Giallo, o i loro alleati oltremare.”

“E tu avresti contattato Pendleton per farti dare una mano da me? Potrei vendere a buon mercato i segreti governativi che conterrebbe.”

Lui sbuffa fumo: “Ho chiesto una mano al Broker Zen e lui mi ha mandato te. D’altronde, lo stesso dispositivo è tracciato dal Mainframe con la sicurezza software più avanzata del pianeta. Per cui sapremmo in quali mani finirebbero.”

Le sue sopracciglia si aggrottano fino a nascondersi per metà sotto gli occhiali da sole: “Odio dover contare proprio su di te. Ma non sono state date altre notizie sulla Struttura dopo la vostra insensata evasione”.

“Tipico degli umani. Dimenticano lo scandalo precedente e stanno dietro all’ennesimo in corso.”

Cinquantotto ignora il mio commento: “È un bene. Le ribellioni sono state meno del previsto.”

“Ribellioni?”

Mi incuriosisce...

Ci sono stati altri cyborg, o IA governative, che hanno scoperto la verità sul come ricavano la maggior parte dell’energia vitale per quelli di terza?

Lui mi ignora ancora, ma si gratta la barba: “Non ne sei al corrente? Non hai più pensato all’accaduto e hai continuato la tua strada da ronin iper-tecnologico, vero? Si raccontano storie su di te, Novantanove, tra le dicerie del popolo.”

Di cosa sta parlando ora?

Tanto vale lasciarlo parlare e scoprirlo.

“Sei una minaccia, ma al contempo una possibile risorsa. Questo è il motivo per cui farò affidamento su di te, sebbene stia rischiando.”

È principalmente un militare, ma le sue doti di investigazione sono al pari di un segugio ben addestrato.

Sono stata messa sotto interrogatorio senza accorgermene, e non capisco cosa stia insinuando...

Tuttavia, per quanto abbia ragione – ovvero che non sarò io quella a far piombare il caos per le malefatte dell’ordine pubblico – ciò non vuol dire che me ne starò zitta e buona nell’eventuale fortuna in cui le organizzazioni criminali mi offrano una somma di denaro migliore della sua.

Perché accetterei ben volentieri.

Informazioni top-secret governative sono come l’oro sotto un fiume, che aspetta scavatori molto ambiziosi.

Mi basterebbe una proficua opportunità...

...eppure... eppure so che potrebbe anche non andare in quel modo.

Qualcosa dentro di me è cambiato dopo aver affrontato quel fantasma.

Forse a causa della IA nativa che ha smesso di funzionare.

No.

Non ho tempo per questi dubbi.

Siamo stati in silenzio per tutto questo tempo, ma non gli ho mai distolto lo sguardo di dosso.

“C’è altro che devo sapere?” Gli chiedo.

“No, va’ pure. Se ci sono notizie ti contatto sul chip. Mi raccomando, non perderlo.”

Per qualche secondo, lo guardo: me lo ha fatto impiantare sul braccio, ma è facilmente removibile.

Le nanomacchine non rilevano malware o altro di invasivo. Non è nemmeno tracciato, e non ha un codice seriale inciso sopra.

[MASTERware: nessuna minaccia rilevata]

È sicuro perfino per il misterioso sistema che mi ha impiantato la scienziata, grazie al quale sono tornata un essere umano.

O meglio: un cervello e un cuore che in qualche modo stanno vivendo dentro questo corpo interamente cibernetico...

Anche se sento di essere più di quello.

Che cosa strana... queste sono cose che direbbe Terry...

Intenta ad andarmene, mi fermo poco prima di svoltare il vicolo.

“Come direbbe mio fratello, è quasi ironico.”

Lui sbuffa fumo, aspettando il seguito con un sopracciglio incuriosito.

“Sai, è dopo essere evasa che mi sono resa conto... dell’importanza del sistema, o il motivo dell’esistenza del Mainframe e della Struttura.”

“Ed essendo un'IA avanzata probabilmente non ci ritorneresti, perché il tuo codice è corrotto e malfunzionante. Perciò vaghi senza meta tra un lavoro illecito e l'altro. Ciò ti rende simile agli umani. Forse è per quello che preferisco provare a fidarmi.”

Un dubbio? Da lui?

O forse mi sta solo testando subdolamente.

“...mio fratello sarà più ingenuo di me, Cinquantotto, ma nemmeno io posso accettare tutto questo. E non dopo aver visto quello che fate con l’energia vitale.”

Lui schiocca la lingua e scuote la testa, ma il silenzio parla molto più della sua reazione.

Lo sa...

Lo ignora, ma lo sa di cosa sto parlando...

E non ne è contento nemmeno lui, lo posso percepire.

Ma la storia lo insegna già da millenni: gli umani, a lungo andare, tendono a diventare schiavi delle loro stesse creazioni, pur di tenere in piedi ciò che hanno costruito.

Mi chiedo solo quanto a lungo riusciranno a nascondere una menzogna di così vitale importanza per mantenere l’ordine pubblico intatto, prima che qualcuno non indaghi più a fondo sul caso dei cyborg ribelli.

Inoltre, è un gran vantaggio per me che Cinquantotto ignori cos’è successo a questo di cyborg.

L’IA governativa non è più in controllo di questo corpo.

E lui non sospetta nemmeno che possa essere un’eventualità.



E non c’è bisogno che lo sappia.

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II – Ombre dimensionali


[POV: Novantanove]


Varco le ante ed entro nel saloon, lasciandomi alle spalle il caldo arido del deserto.


Un puzzo d’alcol pervade l’area. La luce dei due Soli entra a malapena dalle finestre mezze rotte.

I clienti mi lanciano un’occhiata ingrugnita, ma nel vedere la mia attrezzatura di terza generazione cambiano subito espressione.

Strabuzzano gli occhi e si voltano di lato, o abbassano la testa.

Per quanto possa essere pericoloso un cyborg come me da queste parti, lo è anche la gente di Sandovac.

È l’ultima che voglio attaccare.

“Qualcuno di voi sa dove si trova Occhio Rosa?”

“Se cerchi l’Oracolo al momento non c’è”, fa’ il barista, l’unico col fegato di rispondermi, ma parecchio stizzito di vedermi.

Sta pulendo un bicchiere più lindo del bancone impolverato: “Dannazione... ogni qualvolta si vedeva il tuo volto da queste parti Rosa ci dava un presagio...”

Strano. Non ricordo di essere stata qui più di una volta.

“AH!” Un vecchietto sbraita dal tavolino più vicino, e sbatte la testa sul tavolo, “La Rossa è tornata! LA SIGNORA IN ROSSO È TORNATA!!!”

La Signora in Rosso?”

“È un nomignolo che ti hanno dato, non lo ricordi?” Mi risponde il barista, “per via di quelle leggende di folklore antiche riguardanti un fantasma. Probabilmente ti chiamano così perché scompari e riappari un po’ ovunque. Leggi qua.”

Tira fuori un holo-giornale che si attiva, mostrando la schermata sul bancone.

A quanto pare ci sono stati avvistamenti di una donna cibernetica il cui identikit e l’attrezzatura militare corrispondono esattamente ai miei.
Ciò che mi fa preoccupare (e stranire), è il fatto che se quella fossi realmente io allora sarei stata avvistata anche molti anni fa e in diverse epoche storiche.

Se non fosse il fatto che ho già (illegalmente) viaggiato nel tempo e nello spazio da quando sono evasa, avrei pensato a un impostore.
Da ciò che leggo alcuni eventi non li ricordo proprio.

...forse non ho ancora compiuto certe cose.

Meglio se lo ignoro per ora, o comprometterebbe il futuro dei miei viaggi temporali.

E sinceramente mi sto stancando di incontrare fantasmi.

Il barista spegne l’ologramma: “Come tutte le storie sul paranormale, sono spesso considerate delle bufale. Però vestita in quel modo è normale che attiri l’attenzione. Negli ultimi tempi la Rossa è diventata oggetto di discussione qui intorno, specie da parte di viandanti e turisti che passano per Sandovac. E considerato quello che è successo a Occhio Rosa...”

“Non preoccuparti.”

A guardarlo meglio in effetti lo riconosco: è quel barista che si è fatto quasi ammazzare per riprendersi un’antiquata lupara e l’Oracolo.

Dovrebbe chiamarsi John Beer.

“Al momento, sono di passaggio per delle semplici informazioni”, continuo, “non verrete coinvolti né voi né il vostro Oracolo. E se si mette male non ho motivo di cercare rifugio qui a Sandovac.”

“Ci mancherebbe solo quello.”

“A questo punto, vi chiedo se conoscete qualcuno che possa darmi un passaggio veloce. Ancora meglio se ha un ombrello resistente sotto una pioggia di piombo, se capite cosa intendo.”

Il barista e i clienti scuotono la testa.

“Stai organizzando una rapina?” Mi fa il vecchietto al tavolino.

“No.”

La mia sola presenza li mette parecchio a disagio.

Perfino le termiti del posto – dal radar noto che ne hanno parecchie – si muovono all’impazzata, altrove da me.

Tuttavia ho bisogno di trovare un metodo alternativo al varco ultra-dimensionale.

Per quanto possa essere elusiva al Mainframe, non posso esserlo per sempre alla percezione degli Psichici.

Troppi ultra-varchi e viaggi temporali in così poco tempo, specie aperti in punti specifici e sulla stessa linea temporale, finirà per insospettirli.
E tanti cari saluti alla mia libertà.

Cinquantotto non riferirà nulla a mio riguardo: se salta fuori che ha chiesto aiuto a Pendleton rischia la sua carriera.

Inoltre, essendo una figura militare limitata alle operazioni sulla Terra, non ha alcun potere sulla politica intergalattica.

Per questo motivo se esagero con i varchi non avrei più il suo appoggio.

Niente più compenso, e niente più “semplice” minaccia al Mainframe.

Lo sarei per l’intero sistema solare.

Specie dopo aver avuto più contatti illeciti con altri universi.

“Sono disposta a pagarvi in crediti”, cerco di persuaderli, ho bisogno di quel passaggio, “puliti ed esentasse.”

E infatti qualcuno, come risvegliato da un coma, lancia un breve urlo e sbatte la propria testa sul tavolo, per poi tirare polvere bianca su per il naso.

“AAAAAH! IO! IO! Io conosco qualcuno che può aiutarti!”

Distolgo l’attenzione dal barista e mi avvicino al buzzurro in questione.

I miei passi tonfano.

Piegano le scricchiolanti assi del pavimento.

“Chi?”

“È la D-DeserTaxi... u-una compagnia di tassisti... hanno la loro a-agenzia sulle rive del Mare Bianco...”

“Dove li posso trovare?”

“P-puoi chiamarli al loro numero... o andare direttamente alla loro sede, sempre sulle rive dell’est...”

Faccio prima a rintracciare il loro veicolo tramite l’hackeraggio dei sistemi di un satellite, o se ho fortuna basterà dal database craccato della Cyberpol.

[ MASTERware: profilo identificato. "EMMA CHAMPLOO", proprietaria di "DESERTAXI", filiale terrestre di "CHAMPLOO VOYAGERS". ]

[ Veicoli in possesso: utilitaria orbitale di classe B. ]

[ Coordinate aggiunte all’itinerario ]

“Bene, ti ringrazio.”

Sto per uscire, ma sento di nuovo balbettare: “E-ehi! E i miei soldi?”

Lo guardo dritto negli occhi.

Lui deglutisce e mi mostra una faccia dal velo pietoso. Come un barbone che chiede l’elemosina.

Mi avvicino e gli intimo di mostrarmi il chip per il pagamento.

“...n-non è che li hai in contanti?”

Giro gli occhi...

Apro un varco dimensionale a corta gittata e prendo un mazzo di banconote dal caveau della loro banca.

“Tieni il resto.”

La sua faccia ringiovanisce mentre conta il suo gruzzoletto, di cui ignora la provenienza.



Credo che starò lontana da Sandovac per un po’.

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III – Incroci Stradali


[POV: Pierre Éngreneux]

“Non ci posso credere... chi è capace di una simile crudeltà... CHI È QUEL DEBOLE SENZA CUORE CHE HA ABBANDONATO QUESTO BATUFFOLO PATATOSO NEL BEL MEZZO DEL DESERTO?!”

È proprio mia moglie a parlare di crudeltà.

La stessa che anni fa ha quasi ammazzato un alieno veneriano in via d’estinzione e investito mezzo gruppo di donnine biker armate fino ai denti.

O anche solo una settimana fa, nell’istigare i Pazzi Festaioli del Deserto nel bel mezzo di una loro serenata.

"Non ne ho idea”, le rispondo, “controlliamo la targhetta, forse c'è ancora l'ID."

Emma solleva il collare dell'affare bavoso e scodinzolante, ma non può fare a meno di strapazzargli il collo con massaggi su e giù mentre glielo leva.

“Ti puzza l’alitino, eh, bello bellino cucciolino, bello bello, bellino?”

Devo fare la conta di quante volte ripete bello e bellino, prima che perda la testa per questo spilungone con la lingua di fuori e la coda più veloce dei tergicristalli.

Se questo dobermann dalle orecchie amputate è un cucciolo, allora io sono il presidente degli Stati Unificati di Marte.

Ecco come non detto, è già passata allo strapazzo.

Però in qualche modo lo ha ammansito. Quando sono sceso io dal DeserTaxi ringhiava.

Ora se ne sta sdraiato a terra, mostrando la pancia a coccole imminenti.

Intanto che lei gioca col suo nuovo peluche, meglio leggere la targhetta.

Dobby... non c’è altro. Nemmeno un numero di telefono o un chip identificativo.”

“Dobby? Ma che carino! Come te!”

Non ho capito se in mezzo a tutte quelle carezze parlava a me o al cane.

“Perlomeno non è uno di quelli che perde troppi peli...”

“Speriamo non sia stagione!”

“No, non dovrebbe. Spero...”

Sento da lontano le scorribande di certi Festaioli.

“Oh no, non voglio avere a che fare con loro, ci basta il cane. Andiamo Emma.”

“Sì. Nemmeno a me va di ascoltare altre serenate.”

Facciamo salire sul DeserTaxi il cliente a quattro zampe – che probabilmente non ci pagherà la corsa – e mettiamo di nuovo in moto, con le ruote a terra.

“Sai Emma, mi chiedevo perché viaggiamo sempre su strade così impervie... ricordi quella Trapazki di tre anni fa? Aveva ragione a dirci che se vogliamo stare lontano dai guai dovremmo evitarli.”

“Ma Pierre!” Si offende come una bambina procinta a piangere lacrime di coccodrillo, “DeserTaxi è nato per quello! Laddove altri non guiderebbero manco per scherzo, noi li portiamo a suon di drift! Pure senza ruote!!!

È il nostro slogan.

“...capisco. Come sempre, vuoi battere la concorrenza a qualunque costo.”

“È la stessa legge di mercato da migliaia e migliaia di anni! Accaparrati la clientela e tienitela stretta! Offri servizi che nessun altro possa dare! Ma prendere parte ad associazioni oligarchiche per dividere interessi e dividendi? Naaaaaaah, non fa per me! Lo sai che non amo così tanto la matematica, tipo quando compaiono formule mega astratte, triangoli equilateri... odio i cervelloni e le cervellate! Ti fregano coi loro numeri!”

“Sì lo so”, ridacchio un po’, “infatti nessuno è tanto temerario da scortare gente per questi deserti terrestri oltre a noi. E non dune qualsiasi!” Faccio con sarcasmo, “ma abitualmente frequentate da banditi spaziali di tre colonie planetarie differenti... & company...” puntualizzo, e mi sto trattenendo.

Non è nemmeno il peggio.

“Solo tu potevi inventarti un lavoro del genere senza far parte della malavita”, le sorrido, prendendola in giro con uno ghigno sorridente e che finge carisma.

Volevi dire noi, Pierre! Noi! Ci sei anche tu adesso! Sei di famiglia, eh!”

“Già... ci sono anch’io.”

“E non... non ne sei contento?"

Sinceramente?

Finché sto con questa donna mezza matta possiamo andare a nuotare nudi nel plasma solare.

“Ovviamente, sì”, le sorrido, per poi darle un bacio sui suoi capelli biondi.

“Eddai!” Si esalta, “vivi un po’ e ti circola il sangue! Tu che staresti tutto il tempo fermo in officina, a costruire aggeggi e leggere libri! Ahah!”

Ha ragione.

Da quando sono con lei, ho molto tempo, spazio e risorse per potermi dedicarmi alla meccanica, ma ancor di più prendo dei gran bei bocconi di aria fresca.

E arida.

E tanta più ansia... di quanto non ne abbia avuto durante il mio periodo da idraulico.

Anche lì viaggiavo, ma con lei mi diverto di più.

Mi sento vivo in sua compagnia, sebbene rischio la vita almeno due volte al mese.

In cambio di questa piccola fortuna che il destino mi ha riserbato, fermo questa pazza dal dare il calcio più lungo della gamba.

Sì. Ho detto calcio. Non passo.

Da queste parti gli scontri coi banditi sono più frequenti del vedere la Cyberpol in tuta desertica.

È un bene che questa bellissima donna sia anche una tigre a cui non bisogna mai pestare la coda.

Vedendomi pensieroso, mi accorgo che l’occhio felino mi stava guardando intensamente da non so quanti minuti.

“Ehi Pierre.”

“Sì?”

Mi stampa un bacio.

“WOOF!”

Il cliente dietro alita con la lingua di fuori.

Emma mi guarda coi suoi occhioni gialli: “Sei un fico, lo sai?”

“Nah. Sei tu la più bella qui.”

Naaah”, inclina un po’ il suo sedile all’indietro, giocosa, beccandosi qualche leccata dal cane, “ahah, no ok, ok, è lui! È lui il più patatoso!”.

“Obiezione, vostra grazia. Per me sei la più bella. La più marziale di tutti e tre.”

“Wof?” Fa il cane, smettendo di sbavarle addosso.

“Mhm...” Emma si riaggiusta nei posti davanti pulendosi la faccia.

Appoggia un dito sulla lingua di fuori, come se stesse riflettendo su qualcosa.

“Sai cosa? Poi ti insegno qualche mossa!”

“Non vedo proprio l’ora”, sorrido.

Anche se l’idea mi preoccupa.

Per qualche chilometro ascoltiamo i suoi brani metal-country preferiti, tenendo sempre d’occhio l’orizzonte per eventuali minacce.

“Pierre, mi racconti una storia? Io non parlo il canino...”

Giusto. Le piace quando i clienti raccontano storie: di solito concede uno sconto se questa è abbastanza avvincente da intrattenerla.

Ma oggi non penso possa farlo. Dato che i cani non parlano e la strada è praticamente deserta, si sta annoiando da morire.

“Stavo giusto ricordando quando facevo l’idraulico... ho incontrato un cane simile, ma era più piccol—”

[BEEP]

Io ed Emma ci guardiamo straniti.

Lanciamo un occhio verso i sedili posteriori.

“L’hai sentito anche tu, vero?”

“Sì, sembrava un—”

[BEEP]

Ma che—

“Si è illuminata la pancia al cane per un attimo o sono solo io?”

“...cos’hai mangiato, batuffolo?” Mia moglie si lascia scappare uno risolino divertito, ma anche preoccupato, “spero non una bomba, hehe...”

Fisso il cane negli occhi: “Non è una bomba, vero?” 

“Woof![BEEP]”



Freno di colpo.

---


IV – Corsari Consapevoli


[POV: ???]



[COSCIENZA #43 – ATTIVA]

[COSCIENZA #44 – ATTIVA]

[COSCIENZA #45 – ATTIVA]

[COSCIENZE ATTUALMENTE ATTIVE: 24]

[COSCIENZE INSTALLATE: 114]

Bene finalmente sono operative. Proviamole...

...

...

...

Con la retorica puoi convincere chiunque a fare quello che vuoi...

Con la psicologia inversa, puoi far venire in mente tutte le idee che vuoi in un’altra testa.

È risaputo da millenni, eppure la gente ci casca sempre.

Nel lungo termine, non è la memoria che ti salva. Anche quella è manipolabile.

Basta far credere a qualcuno che la sua esperienza di vita sia tutta fasulla, un’illusione.

E quella persona può venire traumatizzata a vita, credendo che tutto ciò che ricordi sia falso.

Non è nemmeno l’energia vitale a salvarti, per quanti esperimenti possano farci gli scienziati non arriveranno mai a toccare l’anima dietro la mente di un individuo.

Ma ancora di più lo spirito! Lo spirito è la parte che nessun essere umano potrà mai toccare, nemmeno con la tecnologia.

Perché fa parte di qualcosa che non può nemmeno controllare...

Talmente tanto inafferrabile concettualmente che in molti ancora oggi non credono nemmeno esista qualcosa del genere.

Ma per quanto uno sia credente o meno, in qualcosa che va al di là del proprio ego... è lo spirito che ricorda all’anima cosa è realmente accaduto nel corso del tempo.

Per quello si dice “il tempo guarisce ogni ferita.”

Prima o poi la coscienza riflette.

Wow... queste nuove menti sono fenomenali... e molto interessanti! Vediamo cos’altro si può fare...

Più vivi... più ti rendi conto di quante cose siano morte nel tempo, e più te ne dimentichi...

Oh be’... certo, certo, tranne nel mio caso.

Per me il tempo aumenta solo l’odio per tutte le persone che amavo ciecamente prima delle loro pugnalate alle spalle.

Come si può perdonare chi non si pente nemmeno di quel che ha fatto?

[COSCIENZA #42 – DISATTIVATA]

[COSCIENZA #33 – DISATTIVATA]

Mah. Come fanno le persone religiose a essere così stupide?

Ero ancora troppo piccolo e ingenuo quando hanno ucciso il mio Sam...

E non persone qualunque. Non dei nemici.

Ma proprio le persone che vivevano nella mia stessa casa! Quelle di cui mi fidavo di più...

La mia stessa famiglia...

E dovrei perdonare chi non ammette nemmeno di aver commesso un crimine?!

“Lo abbiamo dovuto sopprimere, era diventato troppo violento.”

“Secondo me aveva l’inizio della rabbia.”

“Vabbè è solo un cane. Te ne prendiamo un altro.”

“Ale, smettila di frignare. Quel che è stato è stato, non puoi farci niente.”

Devo porgere l’altra guancia a questa gentaglia falsa?

No.

Mi avete sempre visto come il cattivo, e me lo avete fatto diventare.

Contenti ora? Avete ragione! Sono il peggiore di tutti!

Non ho potuto nemmeno sceglierlo... mi avete sempre VISTO così!

Guarda, guarda ora!

Ahahah! Me lo avete fatto diventare.

Anche quando non pensavo più a nulla, mi guardavate dall’apparenza del mio volto e giravate gli occhi.

Ma ora mi sono liberato di voi...

Ora posso scegliere... sono un uomo libero...

Ho fatto l’attore per pochissimo tempo, solo per dei provini... dato che le persone di norma non riescono a capire cos’ho in mente, perfino quando glielo dico direttamente.

Solo negli ultimi tempi mi sono reso conto di come sia un vantaggio, non un difetto.

Oggi ho una bellissima nave spaziale e un gruppo di sfortunati che qui da me hanno trovato un nuovo alloggio.

Un nuovo significato per le loro esistenze e... un lavoro in nero. In proprio, per dirla meglio.

E poi ho avuto un sogno stanotte...

Ho visto tante versioni di me stesso... alcune erano ancora con Sam...

Io credo che questi sogni non siano frutto del caso.

No non lo sono. Devono essere altri universi.

Sì, altre realtà che cercano di convergere con questa... realtà che mi stanno chiamando...

Le sento...

Le teorie di Burg mi hanno sempre affascinato... c’è del vero dietro di esse...

Ma ora basta, filosofeggiare. Tempo di far conoscere a queste coscienze la mia crew.

So che non possono rispondermi, perché sono soltanto dati digitali, ma mi intriga l’idea che possano ascoltarmi.

Entro in sala relax.

“Oggi si recupera un artefatto militare!”

“Ma che cribbio—”

Ahah! Lupo di Mare mi fa scassare.

Ogni volta che è sorpreso la sua altissima fronte si alza e gli fa diventare la piazza in testa quasi calva.

“Cosa rubiamo stavolta?” Si è ripreso, guardandomi col volto crucciato.

“Ah!” Lo correggo, “noi mica rubiamo! Ho detto che lo recuperiamo.”

“E il divertimento dove sarebbe?” Fa il noviziato dai capelli verdi, col fare non-chalant, “non pensavo di essermi unito a dei fattorini”, sorride.

Mi son sempre chiesto come si sia fatto quella cicatrice. È molto figa.

“Ehi, fammi finire”, lo fermo, “è un recupero in nero. Ce lo ha chiesto la YoiKen.”

Lui strizza gli occhi, interessato: “La Yoiken? Pourquoi..?”

“OH, MA QUANTE DOMANDE FAI?” Gli strilla accanto l’ex-medico chirurgo Gaetano Vigenti, il nostro grosso ciclope della galassia di Andromeda, “PENSA DI MENO E RESTA AL TUO POSTO, NOVELLINO! È ALEXIO LA TESTA QUI. TU DEVI SEGUIRE GLI ORDINI COME UN BRACCIO!”

“Già, ha ragione. Lui è la mente, cerca di ricordartelo”, aggiunge Beppe, il nostro pilota, mentre gira lo sguardo verso lo spazio, “noi al massimo siamo le braccia coi fucili.”

È l’unico qui che conosco più del palmo della mia mano. Era di famiglia già dapprima.

Il suo volto smilzo e rasato, col taglio corto alla Adolf, è un capolavoro d’arte moderna.

La razza di Gaetano invece è alta due metri e mezzo e ha delle orecchie a punta che sembrano quelle di un elfo.

Grazie a esse sa captare bene ogni tipo di rumore. Anche il più lieve.

Il loro udito è il più sopraffino dell’intero cosmo conosciuto.

Una volta ha sentito entrare uno scarafaggio, per dire.

In più, la nonna gli ha rinnovato le orecchie con apparecchiatura hi-tech.

Ahah, l’età sta facendo diventare sordo pure lui.

Oltre a quello, e l’unico suo occhio ormai cibernetico e completamente artificiale, è anche molto stupido: due più due è troppo complicato.

Come si sia guadagnato la laurea in medicina interspaziale ancora non me lo spiego.

“Cazzo, Gaetà”, fa Netturbino, accanto a lui, “m’hai rotto il timpano! Non riesci ad abbassare la voce?”

Quei due stanno sempre in compagnia: quell’altro è sempre incappucciato e vestito con l’impermeabile grosso quanto un sommergibile.

Mi chiedo come faccia a non avere mai caldo.

Specie con quella maschera anti-gas, il lanciafiamme costantemente acceso sulla spalla e tutto il resto.

Si dice abbia salvato la pelle a Gaetano e da allora siano diventati ottimi amici, nonostante si prendano a parole tutto il tempo.

Li ho reclutati assieme perché mi ricordano troppo due personaggi di un film che guardavo da bambino. È divertente averli attorno e vederli litigare.

“Ma no dai, state calmi. Questo lo posso dire a tutti, anche ai nuovi arrivati”, rispondo dopo aver aspettato che si calmassero, “alla YoiKen servono i dati del Mainframe che sono dentro quell’artefatto. Non so cosa vogliono farci, ma pagano bene. Ci hanno promesso delle ottime coscienze in cambio.”

Già... questa è la mia nuova famiglia, vivace e divertente.

Andiamo in giro per la galassia a cercare e vendere cervelli digitali sul mercato nero.

E il motivo per cui lo penso così liberamente è perché ho implementato alla mia coscienza quella di uno Psichico.

Mi ha insegnato a mascherare le mie onde cerebrali.

Per cui se prima il mio pensiero era indecifrabile, adesso è del tutto irraggiungibile a qualsiasi entità cosmica!

E posso ampliare questo campo anti-psichico alle persone che mi stanno attorno.

Esatto.

Noi non siamo nessuno e possiamo essere chiunque quando lo vogliamo!



Noi siamo i Mind Hunters, i corsari zombie del trentesimo secolo!

---


V – Stallo Canino


[POV: Pierre Éngreneux]

Tre anni... 

Sinceramente potevano passarne molti di più prima di rivederlo...

È ancora vestito di viola come se dovesse imbucarsi in una festa per rubare ogni gioiello inosservato.

Sempre portatore di guai...

Questa volta gli manca quel buffo e largo cappello, e ha una cicatrice per metà volto.

Ma che gli è successo?

Ci eravamo fermati per capire cosa aveva ingoiato questo meticcio, ma poi è apparso El Verdiente su un destriero meccanico.

“Ah, madamoiselle Emma e monsieur Pierre. Mi spiace reincontrarvi e darvi i miei ossequi in nuove circostanze impreviste, ma quel cane mi appartiene.”

“È tuo?!” Lo guarda incredula mia moglie.

Exactment! L’ho pagato una bella cifra, per cui mi piacerebbe riaverlo incolume... sa com’è. Costa parecchio tenere in vita un meticcio, al giorno d’oggi.”

Il dobermann guaisce con fatica, perché dall’altra parte c’è un cyborg di terza generazione dal volto femminile e coi capelli rossi, che lo sta trattenendo sospeso per il collo.

A differenza del galantuomo è apparsa dal nulla con un varco dimensionale.

Questi nuovi modelli sono spaventosi... riesce a tenere il peso penzolante del cane come se fosse fatto di piume...

Non indossa un’armatura da agente della Cyberpol: mancano perfino i classici tubi rossi al neon, tipici delle loro divise.

Ha indosso un semplice impermeabile, dalla folta criniera di peluria bianca al collo.

Che sia un’unità speciale? O in borghese?

“Lascialo andare!!” Insiste mia moglie, già pronta a una rissa, “che t’ha fatto di male quel povero cucciolo?!”

Cerco di trattenerla alle spalle.

“Emma no, calmati! Non fare pazzie, è della Cyberpol!”

Da davanti mi prenderebbe a calci, da quant’è infuriata.

Se ingaggiasse un uno contro uno ci rimetterebbe la vita.

Nonché l’azienda di famiglia.

L’uomo elegante dal vestito viola, nonchalant e per nulla intimorito, alza una rivoltella hi-tech e la punta sul cyborg.

“Davvero, madamoiselle. Non commettiamo gli ennesimi errori, come in passato.”

“Cosa te ne fai di un cane, Verdiente?” Risponde quella, “non è un gioiello da rubare, né un tesoro da scoprire. Non dai l’idea di essere il tipo da addestrarne uno.”

“Ci sono molto affezionato. L’ho pagato caro.”

“E dove lo avresti comprato?”

“Oh, suvvia. Ci può arrivare da sola.”

“Quello a cui arrivo io, è ciò che vedo dai sensori: ha ingoiato l’artefatto che cercavo.”

Una pistola al plasma della Cyberpol le appare da un contenitore della cintura, formandosi direttamente tra le mani da tanti piccoli cubi blu e traslucidi.

La punta sul dobermann, e lui abbassa il tono del guaito.

“Ferma, maledetta!” Emma mi tira una gomitata bruciante e mi ritrovo al tappeto.

“Agh—”

Sta correndo verso il cyborg.

“No, Emma! Aspetta!”

Basta un solo sparo al plasma vicino ai suoi piedi a fermarla: i sassi a terra si sciolgono e hanno lasciato un buco nella sabbia bello profondo.

“Non un altro passo.”

Mi rialzo in piedi, raggiungendola e impedendole di ammazzarsi.

“Non mi importa se sei della Cyberpol”, riprende Emma, con un braccio trattenuto dal sottoscritto, “se ti serve quel coso che ha ingoiato il cane basta portarlo da un veterinario! Se lo uccidi, non te lo perdonerò mai! Gli animali si rispettano e anche loro hanno diritti!”

Che strano... quell’agente ha appena ghignato.

L’IA governativa di terza generazione simula le emozioni?

Sempre più terrificanti queste misure governative...

“A che le serve l’artefatto, mademoiselle?” Chiede il gentiluomo.

“Cosa te ne fai tu. È materiale da riconsegnare al Mainframe.”

“Il Mainframe? Davvero? Non pensavo fosse tornata in servizio.”

“Non l’ho mai detto. Mi stanno pagando per farlo, così come tu ci guadagneresti qualcosa dal mercato nero.”

Ah, perfetto... non è nemmeno della Cyberpol...

Non so se prenderla come una buona notizia o una cattiva: almeno non ci controlla l’auto...

El Verdiente nel frattempo abbassa la pistola, solo per ridacchiare lievemente, mantenendo sguardo e atteggiamento composti.

“Ora capisco... era strano non ti avessero ancora smantellato.”

“Piuttosto, che ne sai di non avere davanti un altro cyborg, e non quello che hai conosciuto anni fa?”

Oui, c’est vrai”, poggia le dita al mento, incuriosito, “avrebbero potuto riassemblarti daccapo. Eppure qualcosa mi dice che tu sia la stessa fuggitiva.”

“Il cane viene con me, vedi di sparire. Non sarò magnanima come lo sono stata con Caroline.”

Non so di cosa stiano parlando, ma questi due chiacchierano come se fossero rivali da molto tempo.

Noi della compagnia di DeserTaxi ne conosciamo soltanto uno, ed è già presente nella lista nera di Emma.

La donna cibernetica dai capelli rossi si gira verso di me, puntando la pistola.

“Tu. Portami da un veterinario. Uno bravo, che sappia tenere la bocca chiusa.”

Emma mi guarda, ancora inferocita.

Non conosciamo nessun veterinario “bravo”, per come lo intende lei.

È vero che evadiamo qualche tassa poiché non ci crescono i soldi dalle tasche, ma non siamo messi così male da frequentare certe conoscenze...

Siamo solo tassisti. Comuni cittadini, con dell’artiglieria per sopravvivere in questo deserto senza legge.

“Non conosciamo nessuno del genere.”

“Ne conosco uno io”, riprende El Verdiente, col sorriso di uno che se ne sta chiaramente approfittando, “se la madamoiselle permette, potrei aiutarvi. Ma a una condizione.”

“No”, interrompe il cyborg, “faccio prima a sparargli e prelevarmelo da sola.”

Mia moglie le ringhia contro: “Tu fallo e ti squarcio tutti i fili che tengono la testa aggrappata al corpo!”

“Calmati, Emma...” cerco di tranquillizzarla (e bloccarla) con un abbraccio.

“Voglio proprio vedere se ci riesci”, la provoca il cyborg con un altro ghigno.

La tensione è palpabile nell’aria arida del deserto...

Rimaniamo tutti in silenzio, come lo è l’orizzonte limpido e vuoto.

Il cielo sereno, illuminato dai due Soli.

Emma digrigna i denti al cyborg.

Il cyborg ghigna in risposta, adocchiando di tanto in tanto El Verdiente.

El Verdiente accenna un mezzo sorriso, mentre scruta ognuno di noi.

Finché non posa gli occhi su di me.

Al che mi rivolgo a tutti, con la voce più calma che può uscirmi: “Non prendiamo più quell’uomo come cliente”, guardo proprio lui, “sei nella lista nera di Emma, amico.”

Il cyborg si gira verso il gentiluomo.

Quello sospira con aria di delusione: “Oh, suvvia... ce l’avete ancora con me dopo tutto questo tempo?”

“Sì”, sputa mia moglie a terra, “non sei il benvenuto! Per colpa tua abbiamo dovuto scortare parecchi uomini dei Banditos, GRATIS! Ci ho rimesso il carburante per un mese!”

“Emma”, le brontolo, sottovoce, “da quel che mi è parso di capire, il cyborg potrebbe non essere della Cyberpol. E se fosse dalla parte dei Banditos? Cerca di calmarti e ragionare... non so chi sia peggio da avere contro: quelli o il Mainframe...”

“E che cacchio...” imbroncia, “hai ragione...”

“Tenete a questo cane?” Chiede la donna, scrutandoci, “non pare il vostro. Il nome sulla targhetta è falso.”

“Falso?” Strabuzzo gli occhi.

A Emma invece non interessa: “Dobbiamo per forza essere padroni del cane per non vederlo morire strangolato?”

Di solito non è per nulla colloquiale, ma stavolta ha fatto centro.

A quelle parole, il cyborg guarda il dobermann.

Ha smesso di dimenarsi, ma è ancora vivo e penzolante; sofferente per la presa: i suoi occhi sono molto lucidi. Così come il piccolo e fievole pianto.

Per un attimo mi è parso di vedere compassione sul volto della donna.

Finché non lo lascia cadere a terra.

“Vieni! Vieni qui!” Emma abbassa le ginocchia e incita con le mani.

Il poveretto corre a quattro zampe e si nasconde tra le sue braccia, con la coda tra le gambe e le orecchie abbassate.

“Poverino...”

“Per vostra fortuna non sono della Cyberpol”, confessa il cyborg, “quindi non ho potere di arrestarvi per aver trattenuto un artefatto del Mainframe. Non sono nemmeno dalla loro parte”, indica con la pistola al plasma El Verdiente, “ma neanche dalla tua. Quello che sto facendo al cane è un favore personale, in cambio di un altro da parte vostra: dateci un passaggio gratuito e avrete l’incolumità dell’animale.”

“Oh, sei senza cuore... ricattarli con la vita del cane”, lamenta con una pietosa recita El Verdiente.

 “...questo finto gentiluomo potrebbe tentare di rubare ciò che c’è nella pancia della bestia, per cui, piuttosto che ritrovarlo in un’altra spiacevole circostanza verrà con noi. Niente obiezioni”, il suo sguardo si fa molto serio e intimidatorio, ed è rivolto a tutti e tre, “lo terrò d’occhio, per cui cercate almeno voi, da onesti cittadini, di non fare mosse azzardate. Se collaborate e fate ciò che vi ho detto, il malinteso finirà presto.”

“Col cacchio che lo faccio salire di nuovo sul mio veicolo!”

“Non sarà un problema averlo a bordo”, rispondo io, ignorando gli occhi della tigre di mia moglie, “affinché il cane non venga ucciso, ma portato da... chiunque conosciate perché possa prelevare qualsiasi cosa abbia nella pancia senza fargli male.”

Pour moi va très bien, a une conditionne.”

“Ti ho già detto di no”, lo squadra il cyborg.

“Oh, nulla di troppo exorbitant, madamoiselle. Vorrei soltanto metà del ricavato di quello che guadagnerà col dispositivo.”

La donna cibernetica dai capelli rossi lo fissa per qualche secondo.

“Un quarto.”

“Il venticinque per cento.”

“Venti. Prendere o lasciare.”

“Ucciderebbe il cane per più di venti? Ah... non la facevo così insensibile tre anni fa.”

“Diciannove. Non mi hai conosciuto abbastanza.”

“Venticinque, madamoiselle. E ha la mia parola che resterò in silenzio per tutto il viaggio.”

“Davvero?” Sembra divertita, “ne saresti capace?”

“Non una parola.”

“Non una parola già da adesso?”

Lui, come per provarglielo, annuisce lentamente. Sorridente.

...non posso credere stiamo di nuovo rischiando la galera aiutando soggetti del genere...

E tutto questo per non vedere un dobermann ucciso.

Però spezzerebbe il cuore a Emma (e ammetto anche a me) nel vederlo squarciato a metà, o con un buco in stomaco...

Che tipo di informazioni top-secret sono finite dentro lo stomaco di un dobermann?

Sono più che sicuro che anche Emma se lo stia chiedendo.

Se sono faccende governative e il cyborg porterà quel che deve al Mainframe, allora si potrà dire che stiamo svolgendo un servizio pubblico.

Mal che vada, finiamo nei telegiornali come vittime di terrorismo e faccende malavitose.

Magari ci rimborsano i danni alla vettura...

Per cui, qualsiasi cosa accadrà, meglio stare dalla parte di questa donna.

A guardarla meglio, assomiglia molto ai “famosi” fuggitivi di cui si parlava tempo fa...

Ma a giudicare dai capelli assomiglia molto più alle storie che i clienti raccontavano su un mito nato negli ultimi anni. Mi pare fosse qualcosa come: “La Dama Rossa che torna per la vendetta”, o il “Cyborg Fantasma che tormenta il male di questo mondo”.

Pensavo fossero soltanto delle leggende inventate per tenersi intrattenuti, qui nel deserto...

 


Probabilmente in altre circostanze Emma le avrebbe chiesto un autografo.

 

3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 1) testo di anderwritten
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